Scioglimento comunione ereditaria: come si dividono i beni?

 Come dividere i beni tra i coeredi in caso di scioglimento della comunione ereditaria?

In tutti i casi in cui l’eredità è destinata a più soggetti, con l’accettazione dell’eredità e l’acquisizione del patrimonio ereditario da parte di questi ultimi viene a costituirsi la cosiddetta comunione ereditaria.

Talvolta rimanere in comunione può creare problemi di varia natura agli eredi: lo scioglimento della comunione ereditaria spesso diventa una concreta necessità.

Leggi questo post per capire come puoi divenire titolare in via esclusiva della tua quota di eredità.

Perché lo scioglimento della comunione ereditaria può risolverti molti problemi?

Lo scioglimento della comunione ereditaria non è altro che il risultato delle operazioni di divisione dell’eredità tuttavia devi sapere che il concetto di divisione è univoco indipendentemente che si tratti di:

Infatti, in tutti i casi l’obiettivo è quello di scindere l’eredità in singole porzioni distinte l’una dall’altra, in modo che ogni erede possa vedersi attribuire la propria porzione, evitando in tal modo attriti e controversie tra i coeredi per la gestione dei beni ereditari.

In poche parole, esattamente come nelle grandi compagini societarie, anche la più piccola comunione ereditaria necessità di decisioni strategiche che devono essere assunte concordemente tra gli eredi; se tale strada non è percorribile si procede con lo scioglimento della comunione ereditaria.

Le problematiche più ricorrenti che portano i coeredi allo scioglimento sono le seguenti:

  • problemi legati all’utilizzo dei beni ereditari;
  • mancato accordo sull’opportunità di locare i beni immobili ereditari;
  • disaccordi sulla vendita dei beni ereditari;
  • oneri gravanti sui beni ereditari (manutenzioni, ristrutturazioni, spese condominiali, ecc…);
  • responsabilità personali amministrative, civili e penali;
  • imposte e tasse.

Ad ogni modo, pur potendo individuare delle casistiche di massima in cui lo scioglimento della comunione rappresenta la soluzione, non è possibile stabilire a priori quando conviene sciogliere la comunione ereditaria; in quanto ogni situazione present proprie peculiarità

Quando sciogliere la comunione ereditaria?

Devi sapere che dopo la costituzione della comunione ereditaria non sei tenuto obbligatoriamente a procedere al più presto con lo scioglimento.

Questa esigenza potrebbe manifestarsi soltanto dopo molto tempo oppure non manifestarsi affatto.

In ogni caso, la domanda di scioglimento della comunione non è soggetta ad alcun termine di prescrizione: ciò significa che la puoi esercitare in ogni momento senza che si estingua il diritto.

Quindi potresti anche rimanere in comunione con gli altri coeredi per dieci, venti o trent’anni e domandare lo scioglimento soltanto nel momento in cui la permanenza dello stato di comunione non dovesse più funzionare.

Come si effettua lo scioglimento della comunione ereditaria?

Anzitutto devi sapere che in via di principio lo scioglimento della comunione ereditaria ha carattere universale sia sotto il profilo soggettivo, cioè in riferimento a tutti i tipi di eredi, che sotto il profilo oggettivo, cioè in riferimento a tutte le tipologie di beni ereditari.

Tale principio ammette, tuttavia, delle eccezioni in casi particolari in cui può aversi uno scioglimento parziale della comunione, limitatamente a taluni coeredi o a taluni beni ereditari: di questo te ne parlerò in un apposito articolo.

Questo significa, in soldoni, che la domanda di scioglimento promossa da un erede deve essere obbligatoriamente rivolta a tutti i coeredi che partecipano alla successione ereditaria.

Inoltre, devi sapere che il concetto di universalità della divisione è sempre valido anche in presenza di eredi di diversa natura (legittimi e legittimari).

Poniamo un esempio: Mario possiede un grande albergo, una bella villa al mare, 3 palazzine identiche con 3 appartamenti ciascuna, 300.000€ di liquidità in banca, 150.000€ in crediti.

Poniamo che alla morte di Mario succedono solo i 3 figli: Silvia, Antonio e Luca; a questo punto coeredi dell’albergo, della villa, delle palazzine e delle attività bancarie in funzione della propria quota.

Silvia non potrà pretendere di sciogliere la comunione ereditaria solo in merito alla liquidità della banca, ai crediti e alle palazzine; se non in completo accordo con i coeredi.

In tal senso a Silvia non gli rimane che chiedere, notificando ad entrambi i fratelli, lo scioglimento completo della comunione per dividere tutti i beni lasciati in eredità dal padre Mario.

Attenzione però! In fase di scioglimento nulla vieta ad Antonio e Luca di rimanere in comunione per la parte di eredità che gli compete.

Come si attribuiscono i beni in caso di scioglimento della comunione ereditaria?

Fondamentalmente per quanto riguarda la divisione di somme di denaro denaro non sussistono problematiche in quanto risultano facilmente divisibili (1.000,00 euro che siano in banconote da 100,00 o da 50,00 sono pur sempre 1.000,00 euro).

Ma non possiamo dire la stessa cosa per i beni mobili diversi dal denaro e tanto meno per i beni immobili, che in caso di scioglimento dell’eredità possono generare problematiche di non poco conto.

Ora poniamo che l’albergo sia l’unico bene lasciato in eredità dal padre Mario ai 3 figli, e poniamo pure che esso non si possa dividere in quanto ne verrebbe compromessa l’integrità.

A questo punto il primo criterio di attribuzione è quello del maggior quotista con l’addebito dell’eccedenza: ciò significa che l’erede con la quota maggiore potrà aggiudicarsi il bene pagando agli altri coeredi un conguaglio pari al valore delle loro quote.

Ma se gli eredi sono 3 figli con quote ereditarie identiche (ognuno possiede il 1/3 dell’eredità) a chi verrà attribuito l’albergo?

Ovviamente ove non sia possibile dividere l’albergo e non si raggiunga un accordo sull’attribuzione dello stesso, si procede per Legge alla vendita all’incanto: ciò significa che il bene verrà messo all’asta ed il ricavato potrà essere facilmente diviso tra i coeredi.

In definitiva in merito all’attribuzione dei beni ereditati da Mario, i 3 figli proprietari di una frazione di ogni singolo bene devono:

  1. Provare a dividere equamente i beni ove possibile.
  2. Tentare di attribuire i beni al singolo erede ove la divisione non sia possibile, con la previsione di un conguaglio agli altri coeredi
  3. Vendere i beni indivisibili all’incanto se non si raggiunge un accordo sull’attribuzione.

In ogni caso devi sapere che rimane sempre salva la possibilità dell’attribuzione congiunta di un bene a più coeredi.

Ad esempio Antonio e Luca possono unire le proprie quote e creare una quota di maggioranza per aggiudicarsi l’albergo; corrispondendo a Silvia un conguaglio pari al valore della sua quota sull’albergo (esattamente 1/3). Ove vi siano altri beni non divisibili da attribuire, per esempio la villa al mare, questa verrà attribuita per intero a Silvia per compensare la differenza di valore.

Come puoi notare il discorso è tutt’altro che scontato.

Probabilmente ti starai chiedendo: quali sono le regole del frazionamento e i passi da seguire nell’attribuzione dei beni ereditari?

FORSE TI INTERESSA: Quando conviene sospendere la divisione?

Frazionamento dei beni ereditari: il principio di omogeneità e della comoda divisibilità

Anzitutto devi sapere che il frazionamento è uno strumento fondamentale nell’attribuzione dei beni al momento dello scioglimento della comunione ereditaria, che consente di suddividere materialmente un bene immobile.

Da una parte il principio della comoda divisibilità suggerisce di dividere ogni singolo bene in tante porzioni quanti sono gli eredi che vi concorrono.

Dall’altra il principio di omogeneità dei beni ci suggerisce una tesi più restrittiva per evitare:

  • la perdita di funzionalità del bene;
  • oneri e spese consistenti non necessari;
  • ma soprattutto l’eccessivo frazionamento dei beni.

Quindi in linea generale la Giurisprudenza preferisce la tesi restrittiva per evitare eccessivi frazionamenti, laddove in presenza di più beni (possibilmente dello stesso valore) e quote proporzionate, sia possibile attribuirli unitariamente agli eredi.

Per esempio, secondo la logica del frazionamento: Silvia, Antonio e Luca (in riferimento alle 3 palazzine lasciate in eredità dal padre Mario) anziché diventare proprietari di un’intera palazzina, diventerebbero proprietari di 3 appartamenti (1 per ogni palazzina).

Secondo te in questo preciso caso si sta procedendo nella maniera corretta? Non sarebbe meglio attribuire un intera palazzina a ciascuno per evitare l’eccessivo frazionamento?

Ovviamente SI!

La soluzione più logica è quella più restrittiva che suggerisce, ove possibile, di mantenere integra l’omogeneità dei beni ereditari. Quindi tornando all’esempio precedente, sarà necessario e sufficiente assegnare attribuire 1 palazzina ad ognuno dei 3 figli.

Nel momento in cui non fosse possibile assegnare unitariamente i beni agli eredi si procede con il frazionamento.

Ricapitolando: i passi per l’attribuzione dei beni ereditari.

  • Anzitutto verificare se è possibile attribuire i beni unitariamente, quindi senza ricorrere a frazionamenti.
  • Ove non sia possibile attribuire i beni unitariamente, per la sproporzione tra beni e quote, bisogna verificare se è possibile dividere comodamente i beni ricorrendo al frazionamento.
  • Nel caso in cui, neppure in questo modo, sia possibile formare delle porzioni comodamente divisibili, per ovviare alla estrema ratio (la vendita all’asta dei beni), si procede con l’attribuzione a richiesta del maggior quotista (in caso di quote paritarie si procede con il sorteggio). Quindi assegnato il primo bene al quotista maggiore e dopo aver detratto dalla sua quota il valore del bene assegnato, il bene successivo sarà scelto dal coerede che risulta avere la seconda quota; così via fino ad esaurimento dei beni. Assegnati tutti i beni si livellano le sproporzioni residue mediante conguagli in denaro.
  • Infine se neanche con questa soluzione si riesce a trovare un accordo, si procede con la vendita all’incanto dei beni.

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