Succede spesso, e quando succede è frustrante.
Una persona cara è venuta a mancare. Tu sei pronto a sistemare le pratiche, a occuparti degli adempimenti, a fare quello che serve per voltare pagina. Ma poi ti trovi davanti a un ostacolo inaspettato: uno degli altri eredi non vuole collaborare.
In altre parole, un erede si rifiuta di fare la successione, o semplicemente si oppone in modo passivo, ostacolando tutto.
Maria ha perso il padre da pochi mesi. Il patrimonio non è immenso, ma comprende una casa, qualche risparmio, e un terreno agricolo. Lei è pronta a fare la dichiarazione di successione, ma suo fratello Francesco rifiuta ogni tipo di confronto. Non firma, non risponde alle mail, non si presenta agli appuntamenti col notaio. Risultato: tutto fermo.
Se ti ritrovi in una situazione simile e ti stai chiedendo cosa succede se un erede si rifiuta di fare la successione, sappi che la legge prevede delle soluzioni. Ma prima bisogna capire perché può succedere, cosa comporta non fare la successione e, soprattutto, come sbloccare la situazione.
È obbligatorio fare la successione?
Sì. La dichiarazione di successione è un obbligo fiscale previsto dal D.lgs. 346/1990, da presentare entro 12 mesi dalla morte del de cuius. Serve per:
• dichiarare i beni ereditari all’Agenzia delle Entrate;
• calcolare e versare le imposte di successione (se dovute);
• registrare il passaggio di proprietà dei beni (immobili, conti, titoli, ecc.).
Non farla significa bloccare tutto: non si possono vendere immobili, accedere ai conti correnti del defunto, fare volture catastali. In molti casi, nemmeno pagare le tasse sulla casa, perché il bene resta intestato al defunto.
Nel caso di Maria, la casa del padre rimane intestata a lui. Lei non può né abitarla né venderla. Il terreno agricolo è inutilizzabile, e le banche rifiutano qualsiasi accesso al conto cointestato. Tutto perché Francesco non collabora. Un tipico caso di problema di successione tra eredi che si trascina nel tempo.
Perché un erede potrebbe rifiutarsi
Il rifiuto a collaborare può avere diverse motivazioni. Alcune sono comprensibili, altre pretestuose. Ecco le principali.
1. Paura dei debiti
Francesco, nel nostro esempio, teme che il padre avesse contratto debiti. Non vuole ritrovarsi a doverli pagare. In questi casi, l’erede può decidere di:
• accettare con beneficio d’inventario (art. 490 c.c.), cioè separando il proprio patrimonio da quello ereditato;
• non accettare l’eredità e attendere, rimanendo nel limbo del “chiamato”.
Ma attenzione: questo atteggiamento prudente può diventare un ostacolo per gli altri eredi, che non possono concludere la pratica se non sanno che posizione prenderà Francesco.
2. Conflitti personali o ritorsioni
Talvolta il rifiuto è emotivo, non razionale. Un fratello con cui non si parla da anni, un cugino che si sente escluso, un figlio che ritiene ingiusto il testamento. In questi casi, la successione diventa terreno di scontro, un modo per “far pagare” qualcosa agli altri.
3. Ignoranza o disinteresse
Non sempre c’è malafede. A volte un coerede non collabora semplicemente perché non conosce le conseguenze del suo comportamento. Pensa che si tratti di una formalità. Oppure non ha tempo, vive lontano, ha altre priorità.
Il problema è che la sua presa di posizione ricade su tutti gli altri. In particolare, può rendere impossibile sbloccare la successione in tempi ragionevoli. Vediamo in che modo.
Cosa succede se un erede non vuole firmare dichiarazione di successione?

Ecco un dato importante, fortunatamente: la dichiarazione di successione può essere presentata anche da un solo erede. Non è necessario che tutti firmino.
Una dichiarazione di successione senza il consenso degli altri eredi è quindi legittima, purché formalmente corretta.
Se Maria presenta la dichiarazione, può farlo indicando se stessa e Francesco come eredi, specificando che lui non ha ancora accettato. Così almeno si sblocca la parte fiscale.
Ma attenzione: chi presenta la dichiarazione paga per tutti
Ed è qui che emergono i primi veri problemi. L’erede che presenta la dichiarazione – in questo caso Maria – deve anticipare tutte le imposte dovute. Il sistema dell’Agenzia delle Entrate prevede un solo pagamento, normalmente tramite addebito su un conto corrente del dichiarante.
Maria potrà poi chiedere a Francesco di rimborsare la sua quota. Ma se i rapporti sono tesi – e lo sono – non sarà facile ottenere indietro quei soldi, almeno non senza una causa civile. Un altro esempio concreto di blocco della successione per disaccordi tra eredi.
L’erede si rifiuta di fare la successione: non accetta e non rifiuta

È vero: dal punto di vista fiscale, Maria può comunque presentare la dichiarazione di successione, anche se Francesco non vuole partecipare. Non serve la sua firma. Questo permette almeno di adempiere agli obblighi verso l’Agenzia delle Entrate e registrare il passaggio dei beni agli eredi indicati.
Ma la dichiarazione di successione non equivale all’accettazione dell’eredità. Francesco, se continua a rimanere inerte, rimane “chiamato”, ma non diventa ancora erede vero e proprio (art. 459 c.c.).
E qui iniziano i veri problemi.
Maria vuole vendere la casa, ma Francesco non ha accettato. Può farlo?
No. Finché Francesco non accetta, la comunione ereditaria non si è perfezionata. Quindi:
• Maria non può vendere l’immobile, perché non è titolare al 100% del diritto (la quota di Francesco è ancora “vacante”);
• non si può procedere a una divisione dell’eredità, perché è necessario che partecipino tutti gli eredi effettivi, non solo quelli chiamati.
In pratica, il rifiuto di accettare blocca qualsiasi operazione patrimoniale. L’eredità resta sospesa. E Maria si trova nella scomoda posizione di pagare IMU, tasse, spese condominiali, senza poter disporre liberamente del bene. Una divisione ereditaria bloccata in piena regola.
E i conti bancari? Attenzione al blocco: come sbloccarli, cosa succede se un erede non firma
Quando una persona muore, la banca blocca automaticamente il conto corrente, appena ricevuta la notizia del decesso. Non è una decisione arbitraria, ma un obbligo previsto dalla legge per tutelare i diritti di tutti gli eredi.
Questa misura, però, genera subito un problema pratico: nessuno può più effettuare prelievi. Nemmeno un eventuale cointestatario a firma disgiunta, che magari riceveva sul conto lo stipendio o la pensione.
Cosa resta attivo?
Solo le operazioni automatiche (es. RID e domiciliazioni di bollette). I bonifici in entrata continuano ad arrivare, ma nessuno può toccare la giacenza fino a quando non viene presentata in banca la dichiarazione di successione.
E questo può diventare un problema serio, soprattutto se ci sono da affrontare spese urgenti, come il funerale o le imposte sugli immobili.
Coerede si oppone: come si sblocca il conto corrente del defunto?

Per sbloccare il conto, la banca richiede la presentazione della dichiarazione di successione, in originale o in copia conforme, con eventuale quietanza del pagamento delle imposte.
Questa dichiarazione può essere presentata da uno solo degli eredi. Non serve il consenso degli altri.
Maria, nel nostro esempio, può quindi compilare la dichiarazione, inviarla all’Agenzia delle Entrate e presentarla in banca. In questo modo, chiederà lo sblocco della sua quota del conto del padre.
Se la banca oppone resistenza senza motivazioni valide, è possibile presentare un ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario.
Serve il consenso degli altri per avere la propria quota?
No, ma solo per la giacenza liquida (i soldi). La banca può liquidare singolarmente le quote spettanti, in proporzione all’eredità. Tuttavia, se l’eredità comprende strumenti finanziari, come titoli, azioni, fondi o depositi vincolati, la vendita o lo scioglimento potrebbe richiedere il consenso unanime degli eredi.
Inoltre, se c’è un conto cointestato, la situazione può complicarsi ulteriormente.
E se un erede non vuole firmare in banca?
Maria ha presentato la dichiarazione. La banca è disposta a liquidarle la sua parte. Ma Francesco si oppone alla firma o non si presenta. Cosa succede?
Fortunatamente, la banca può liquidare la quota di Maria anche senza il consenso di Francesco, purché sia dimostrata la regolarità della dichiarazione e il rispetto delle quote ereditarie.
Tuttavia, in molti casi, alcuni istituti bancari preferiscono attendere l’accordo tra tutti gli eredi, per evitare contestazioni. In queste situazioni, può essere necessario l’intervento di un avvocato, che chiarisca i diritti e, se serve, invii una diffida.
Se l’erede si rifiuta di fare la successione? Soluzioni
Maria, nel nostro esempio, a questo punto ha due strade:
1. Invitare formalmente Francesco ad accettare o rinunciare, attraverso una diffida legale. Se entro il termine fissato non decide, può decadere dal diritto di accettare l’eredità
2. Se ci sono elementi che dimostrano che Francesco ha già accettato tacitamente (ad esempio, ha preso beni dal patrimonio, ha pagato debiti del defunto, ha gestito l’immobile), si può chiedere al tribunale di accertare l’accettazione tacita e dichiararlo erede.
E se l’erede ha già accettato ma si oppone alla divisione?

È un caso molto frequente. Tutti hanno accettato, la dichiarazione è stata fatta, ma quando si tratta di dividere i beni – vendere una casa, spartirsi i conti, cedere un’azienda – scatta il muro.
Anche in questo caso la legge non lascia gli eredi in ostaggio. Si può procedere con la:
Divisione giudiziale dell’eredità
Gli articoli 713 e seguenti del Codice Civile disciplinano la divisione ereditaria. Se non si trova un accordo tra gli eredi, ci si può rivolgere al tribunale e chiedere lo scioglimento della comunione.
È un percorso più lungo e costoso della divisione consensuale, ma è una via certa per uscire dall’impasse.
Nel caso di Maria, dopo mesi di silenzi, può decidere di agire legalmente contro Francesco per chiedere la divisione dei beni. Il giudice valuterà la situazione e, se necessario, disporrà la vendita dei beni indivisibili e la spartizione del ricavato.
Cosa fare quindi se un erede si rifiuta di fare la successione
Quando un erede si rifiuta di collaborare, è facile sentirsi impotenti. La burocrazia si blocca, i rapporti si deteriorano, i costi aumentano. E tu resti fermo, a pagare tasse su beni che non puoi usare.
Ma ci sono strumenti per intervenire.
Innanzitutto ricorda di presentare la dichiarazione di successione anche da solo, poi sollecita l’accettazione o la rinuncia degli altri eredi e contatta un avvocato esperto in diritto delle successioni per conoscere i migliori strumenti a tua disposizione per tutelare i tuoi interessi.
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Se ti riconosci nella storia di Maria, se nella tua famiglia c’è un “Francesco” che ti tiene bloccato, sappi che non devi affrontare tutto questo da solo.
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