Quando si parla di successione ereditaria, ci si imbatte subito in un tema cruciale: le quote ereditarie; ma di cosa si tratta? Come funzionano?
Comprendere cosa sono, le tipologie esistenti e il loro meccanismo di ripartizione è essenziale per garantire una distribuzione trasparente del patrimonio o per capire cosa ti spetta.
Cosa sono le quote ereditarie?
Le quote ereditarie, in parole semplici, sono la porzione del patrimonio che spetta a ciascun erede. Possono essere determinate dalla legge (quando manca un testamento) o seguire le disposizioni lasciate dal defunto.
In entrambi i casi, le norme italiane prevedono regole precise per garantire un’equa divisione, proteggendo al contempo i diritti degli eredi più stretti, detti legittimari.
Un aspetto importante da ricordare è che le quote ereditarie non riguardano solo beni materiali, come case o terreni, ma anche conti bancari, investimenti e persino debiti.
E prima di suddividere il patrimonio, c’è un passaggio obbligato: capire quanto vale davvero tutto. Questo valore complessivo prende il nome di asse ereditario.
Ma prima di calcolare chi riceve cosa, è fondamentale definire con precisione il valore complessivo del patrimonio, noto come asse ereditario.
Come calcolare l’asse ereditario?
Ti starai chiedendo: “Ma come si fa a calcolare l’asse ereditario?” Tranquillo, è meno complicato di quanto sembri. Devi semplicemente tenere a mente tre elementi chiave:
1. Relictum: è il valore di tutti i beni che il defunto possedeva al momento della morte (immobili, conti correnti, azioni, veicoli, ecc.).
2. Donatum: comprende tutte le donazioni fatte in vita dal defunto, sia in Italia che all’estero.
3. Debitum: sono i debiti lasciati dal defunto
Il calcolo dell’asse ereditario si effettua sommando il relictum e il donatum, e sottraendo da questo totale il debito, l’operazione matematica quindi sarà:
Asse ereditario = Relictum + Donatum – Debitum
Il risultato di questa operazione fornisce la massa fittizia dei beni, ovvero il valore teorico del patrimonio ereditario su cui si baserà la suddivisione delle quote ereditarie.
Esempio pratico:
- Relictum: €1.000.000 (composto da un immobile residenziale, due terreni edificabili e un conto corrente con €240.000)
- Donatum: €600.000 (riferito a un appartamento donato in vita all’unico figlio)
- Debitum: €0 (assenza di debiti)
Applicando la formula quindi:
Asse ereditario = €1.000.000 + €600.000 – €0 = €1.600.000
In questo caso, la massa fittizia ammonta a €1.600.000.
È importante sottolineare che la determinazione precisa del relictum e del donatum richiede un’accurata identificazione e valutazione di tutti i beni e le donazioni del defunto.
Questo processo può risultare complesso, soprattutto in presenza di patrimoni articolati o di numerosi eredi. Pertanto, è consigliabile rivolgersi a un avvocato esperto in successioni ereditarie per garantire una corretta ricostruzione dell’asse ereditario e una suddivisione equa delle quote.
E ora, come si calcolano le quote ereditarie?

La determinazione delle quote ereditarie varia innanzitutto in base al tipo di successione che si apre alla morte del de cuius. Ecco le principali tipologie:
1. Successione legittima:
Si verifica in assenza di un testamento. In questo caso, la legge stabilisce chi sono gli eredi e quali quote ereditarie spettano loro.
2. Successione testamentaria:
Quando il defunto ha lasciato un testamento, è questo a determinare le modalità di distribuzione dell’eredità, nel rispetto di specifici limiti imposti dalla legge.
L’ordine di successione: chi eredita cosa (e perché)
Eccoci al nocciolo della questione: Chi eredita? Che cosa? E, soprattutto, perché?
Quando si parla di successione, il Codice Civile non si lascia influenzare da sentimenti o rapporti personali con il defunto.
Non conta chi fosse il “preferito” o chi si ricordava del defunto solo a Natale: la legge segue una logica chiara e imparziale, basata esclusivamente sul legame di parentela.
In pratica, chi è più vicino al defunto dal punto di vista giuridico, per rapporti di sangue o coniugio, ha la priorità.
Questo sistema non è casuale, ma risponde a un’esigenza concreta: evitare che i beni restino senza proprietario.
Immagina una casa o un terreno inutilizzati e senza gestione: diventerebbero un problema non solo per gli eredi, ma anche per la collettività. Inoltre, lasciare agli eredi il compito di stabilire chi merita cosa rischierebbe di creare conflitti senza fine, con accuse reciproche e patrimoni bloccati.
Ecco perché, in assenza di testamento, la successione legittima segue un ordine preciso:
1. Coniuge superstite e figli hanno la precedenza.
2. Se mancano i figli, oppure in concorso con il coniuge, l’eredità spetta a fratelli, sorelle e ascendenti (genitori o nonni).
3. Se non ci sono parenti entro il sesto grado, il patrimonio passa allo Stato, come stabilito dall’articolo 565 del Codice Civile.
Tuttavia, anche quando c’è un testamento, il legislatore pone dei limiti.
Alcuni legami di parentela, come quelli con coniuge, figli e, in alcuni casi, genitori, hanno un’importanza tale da superare la volontà del testatore; parliamo della quota di legittima, che garantisce a determinati eredi una parte dell’eredità, indipendentemente da ciò che il defunto aveva disposto.
Le tipologie di quote ereditarie
Prima dunque di parlare di quote ereditarie, si deve “fotografare” la situazione di fatto al momento dell’apertura della successione, rispondendo innanzitutto a 2 domande:
1) Esiste un testamento valido?
2) Chi sono gli eredi?
Rispondendo a queste domande è possibile stabilire l’entità della quota di legittima e della quota disponibile, che dipendono dalla presenza o meno di un testamento e dalla composizione degli eredi.
- Quota di legittima (o di riserva): La quota di legittima è riservata per legge agli eredi legittimari, ossia il coniuge, i figli e, in assenza di questi ultimi, i genitori. Questi soggetti hanno diritto a una porzione intoccabile del patrimonio, che non può essere compromessa neanche dalle volontà espresse nel testamento.
Se vuoi approfondire, ti invito a leggere l’articolo dedicato. - Quota disponibile: La quota disponibile è quella parte del patrimonio che il testatore può destinare liberamente a chi desidera: può trattarsi di altri familiari, amici o persino enti benefici o associazioni.
La percentuale della quota disponibile varia a seconda del numero e della tipologia di legittimari presenti. Ad esempio, con un coniuge e due figli, la quota disponibile è di un terzo. In assenza di legittimari, il testatore può decidere del 100% del proprio patrimonio.
Ma vediamo meglio tutte le casistiche e come variano le quote ereditarie nelle diverse fattispecie.
Quote ereditarie in caso di successione legittima
Supponiamo che un soggetto muoia senza aver lasciato un testamento; come già detto, si aprirà la successione legittima, conosciuta anche come successione necessaria. È dunque la legge che stabilisce a monte chi sono gli eredi e come viene ripartita l’eredità.
Quali sono le quote ereditarie in assenza di testamento? Dipende da che parenti sopravvivono al defunto; di seguito vediamo i principali scenari.
Quale quota ereditaria spetta ai figli?
La quota ereditaria destinata ai figli dipende solo dalla presenza o meno del coniuge superstite del de cuius. Si dice infatti che “i figli concorrono solo con il coniuge”.
Di seguito, i principali scenari previsti dal Codice Civile:
1. Se non esiste un coniuge superstite:
- I figli ereditano tutta l’eredità in parti uguali.
- Esempio: Gianfranco, vedovo, lascia 2 figli. A ciascuno di loro spetta il 50% dell’intero asse ereditario.
2. Se è in vita 1 figlio e il coniuge superstite:
- La quota destinata al figlio è pari a ½ dell’eredità, mentre l’altra metà spetta al coniuge.
- Esempio: Gianfranco lascia la moglie e un figlio. Entrambi ereditano il 50% del patrimonio.
3. Se, oltre al coniuge, vi sono 2 o più figli:
- Ai figli spetta complessivamente ⅔ dell’eredità, suddivisi in parti uguali, mentre al coniuge resta ⅓.
- Esempio: Gianfranco lascia la moglie e 5 figli. Ai figli va il 66,6% del patrimonio, suddiviso in quote uguali (13,33% ciascuno), mentre la moglie riceve il restante 33,3%.
Quale quota ereditaria spetta al coniuge?
La quota ereditaria del coniuge superstite dipende non solo dalla presenza o meno dei figli, ma anche dall’esistenza in vita di altri eredi che concorrono, in particolare ascendenti (genitori o nonni) o collaterali (fratelli).
Coniuge superstite senza figli, ascendenti, fratelli o sorelle
Se il defunto non lascia figli, ascendenti, fratelli, sorelle o loro discendenti, l’intera eredità spetta al coniuge superstite.
Coniuge superstite senza figli CON ascendenti, fratelli o sorelle
1. Al coniuge spettano i ⅔ dell’eredità
- Questa quota è riservata al coniuge per garantire una protezione patrimoniale prioritaria.
2. Il restante ⅓ viene diviso tra ascendenti e collaterali
- Gli ascendenti hanno la precedenza sui collaterali e ricevono almeno la metà della quota loro spettante (1/6 dell’intero asse ereditario).
- Se il ⅓ residuo non è interamente occupato dagli ascendenti, il rimanente viene distribuito tra i collaterali in parti uguali.
- Gli ascendenti (es. genitori o nonni) hanno diritto ad almeno un quarto dell’eredità totale. Quindi, se ci sono ascendenti e fratelli/sorelle, questi ultimi si dividono ciò che rimane del terzo.
- Se ci sono fratelli unilaterali (condividono solo uno dei genitori con il de cuius), la loro quota è metà di quella dei fratelli germani (che condividono entrambi i genitori con il de cuius).
Esempio pratico:
Gianfranco lascia la moglie, un genitore (ascendente) e due fratelli (collaterali):
• La moglie eredita ⅔ del patrimonio.
• Il genitore riceve 1/6 (metà del ⅓ residuo).
• I due fratelli si dividono il restante 1/6, ossia 1/12 ciascuno.

Quote ereditarie tra ascendenti e fratelli/sorelle in assenza del coniuge
1. Se il de cuius non ha coniuge né figli, ma lascia genitori (o ascendenti) e fratelli/sorelle:
- L’eredità si divide per capi, cioè in parti uguali tra tutti
- Tuttavia, i genitori non possono ricevere meno della metà dell’eredità totale
- I fratelli unilaterali ricevono metà della quota spettante ai fratelli germani o ai genitori.
2. Se non ci sono fratelli/sorelle, ma ci sono solo genitori:
- L’eredità si divide in parti uguali tra padre e madre, o spetta interamente al genitore superstite.
Quote ereditarie in assenza di coniuge, figli, fratelli e sorelle
1. Se non ci sono né prole né fratelli/sorelle (o i loro discendenti), l’intera eredità passa agli ascendenti.
2. Gli ascendenti si dividono l’eredità in questo modo:
- Metà agli ascendenti della linea paterna e metà a quelli della linea materna.
- Se gli ascendenti non sono di pari grado (es. un nonno paterno e un bisnonno materno), l’eredità va interamente all’ascendente più prossimo (nel nostro esempio, il nonno paterno).
E se il defunto muore senza figli, coniuge, ascendenti o fratelli?
Se una persona muore senza figli, coniuge, ascendenti (genitori, nonni) o fratelli, la successione ereditaria in Italia segue quanto stabilito dal Codice Civile agli articoli 565 e seguenti, privilegiando i parenti più prossimi fino al sesto grado.
Ecco come viene distribuita l’eredità:
1. Parenti fino al sesto grado
- L’eredità viene devoluta ai parenti più prossimi del defunto (cugini, zii, pronipoti, ecc.), calcolando il grado di parentela. Il grado si determina contando i passaggi generazionali tra il defunto e i suoi parenti.
- Se ci sono più parenti dello stesso grado, l’eredità si suddivide in parti uguali.
2. Assenza di parenti entro il sesto grado
- Se non ci sono parenti entro il sesto grado, l’eredità viene devoluta allo Stato.
- Lo Stato acquisisce l’eredità a titolo di erede, il che significa che risponde anche degli eventuali debiti del defunto, ma solo nei limiti del valore dell’eredità.
Supponiamo che il defunto muoia senza figli, coniuge, ascendenti o fratelli e sorelle ma lasci solo:
- 1 zia viva (parente di 3° grado),
- 2 figli della zia (nipoti del defunto, 4° grado),
- 1 cugino senza genitori (parente di 4° grado, poiché i suoi genitori sono già deceduti).
Come si dividono le quote ereditarie in questo caso?
La zia è di 3° grado, quindi prevale rispetto a tutti i parenti di grado successivo (4° grado). Questo significa che i parenti di 4° grado (nipoti della zia e cugino) sono esclusi, poiché la zia vive e prende l’intera eredità.
La quota ereditaria della zia, in questo caso è del 100%

Quote ereditarie nella successione testamentaria
In presenza di un testamento, il patrimonio viene distribuito secondo le volontà del testatore, nel rispetto delle quota legittima.
Questo è un punto fondamentale da valutare per chi si accinge a redigere testamento: il testatore può disporre in testamento solo della parte disponibile, la quota di legittima deve essere riservata ai legittimari.
In caso di lesione della quota legittima, gli eredi lesi possono intraprendere un’azione di riduzione per ottenere la reintegrazione dei loro diritti.
La successione testamentaria può generare conflitti, specialmente quando i legittimari ritengono di aver subito una lesione. La consulenza di un avvocato in queste situazioni è fondamentale per risolvere eventuali controversie.
Ma quali sono le quote ereditarie se c’è un testamento?
La tabella che segue ce lo mostra chiaramente:

Conclusioni
Le quote ereditarie sono il cuore di ogni successione: regolano chi eredita cosa e in che misura, cercando di conciliare la volontà del defunto con i diritti degli eredi legittimari. Non è sempre facile orientarsi tra numeri, leggi e casi specifici, ma conoscere le basi può fare la differenza.
Affrontare una successione senza incertezze significa proteggere i propri diritti ed evitare conflitti inutili. Per questo, il supporto di un avvocato esperto in diritto successorio può essere fondamentale: un alleato prezioso per chiarire i dubbi, trovare soluzioni e vivere questo momento con maggiore serenità.


